La fine del WinterOver – II parte (dal diario di Andrea Ballarini, Chef di Concordia)
dicembre 11th, 2011 Posted in Stazione Concordia, dal diario di Andrea "le Chef" Ballarini | Nessun commento »LA VETTA E LA DISCESA 2/2
Un lavoro duro che comunque è stato fatto con molta responsabilità da tutti per ben figurare all’arrivo degli “ospiti”. La base infatti oramai è divenuta casa nostra, il nostro focolare e questi compiti sono stati eseguiti con un’attenzione particolare, l’attenzione propria dello spirito di ospitalità del padrone di casa.
Anche gli Shelter (i laboratori esterni) andavano puliti ed in un’occasione ho accompagnato Angelo alla torre americana e, mentre lui si adoperava nella manutenzione degli strumenti, mi sono dedicato alla spalamento della neve che si era accumulata all’ingresso.
Era una giornata di sole, ma la temperatura era molto rigida: eravamo difatti intorno ai meno settanta e, per via del fatto che c’era parecchio vento, quella percepita arrivava addirittura a meno novantuno gradi al di sotto dello zero. Avevo il fiatone per via del lavoro fisico ed ogni volta che respiravo sentivo il gelo penetrare nei polmoni ed il corpo che si raffreddava con violenza, ma allo stesso modo la fatica e l’attività mi facevano sudare: era una situazione stranissima.
Alla fine ero stremato, ma la soddisfazione di aver ripulito tutto lo shelter mi ha comunque ripagato degli sforzi sostenuti.
Ad Ottobre abbiamo anche organizzato la “Skua cup”, manifestazione parallela ad una gara podistica che si svolge in Scozia patria di Eoin. E’ una gara con raccolta di fondi a scopo di beneficenza e che ha raccolto adesioni da parte degli scozzesi di tutto il mondo, i quali, per pubblicizzarla, hanno deciso di replicare in simultanea l’evento in tutti i continenti.
Naturalmente la manifestazione principale era quella scozzese e nella data prevista, come da tradizione, pioveva abbondantemente ed alcuni atleti si sono mostrati un po’ riluttanti al momento della partenza tanto da indurre lo speaker a ricordargli che c’era chi correva in condizioni ben peggiori a meno sessanta gradi di temperatura: sono partiti tutti!
Qui a Concordia il percorso era naturalmente più breve ed abbiamo partecipato quasi tutti a parte il fotografo ufficiale ed un paio di “spettatori”. Il vincitore è stato Ilann, predestinato alla vittoria dai suoi vent’anni e dal suo fisico da atleta, a qualche secondo è giunto dapprima Alessandro ed a seguire io … i premi naturalmente erano solo per i primi due arrivati …
Novembre. Il giorno due, due aerei Twin Otter sono giunti dalla stazione South Pole, stipati di equipaggiamento e diretti alla stazione australiana di Casey. Hanno fatto un lungo viaggio per discendere dal Canada. Dopo aver attraversato tutto il continente americano hanno effettuato una fermata a Rothera che si trova nella penisola antartica ed è dotata anche di una pista in cemento, hanno montato gli sci al posto delle ruote, si sono rivolti verso Casey sulla costa opposta e nel tragitto a seguire hanno sostato prima a South Pole e, successivamente, qui a Concordia.
È stato fantastico udire per la prima volta il profondo ronzio dell’aereo in avvicinamento. Si trattava di un suono familiare, anche se oramai dimenticato. Dopo mesi di isolamento totale è stato il primo segno di collegamento con il resto del mondo. Una volta atterrati Bob (autentica leggenda antartica) e Perry sono saltati giù dall’aereo ad abbracciare chiunque si trovasse nei paraggi.
È stato un gesto molto bello: per loro arrivare qui, rappresentava solo una fermata del viaggio, ma sapevano quanto fosse importante per noi vederli.
Ci sono voluti 20 minuti per completare il rifornimento, con i piloti che chiacchieravano con noi mentre Fred, Alessandro e Vivien si occupavano del combustibile. Terminate le operazioni, hanno approfittato della pausa per un buon cappuccino italiano a gustato alcuni krapfen. Gli ho consegnato personalmente i lunch box e, visto gli occhi con i quali Bob continuava a fissare i krapfen, glieli ho regalati tutti e sono così risaliti a bordo.
Pochi minuti più tardi mentre mi trovavo nel mezzo della taxi-way, l’aereo era già decollato verso sud,innalzandosi rapidamente e compiendo una virata per sorvolare la base a bassa quota e salutarci.
Sono spariti in un attimo, lasciandosi dietro la scia che divideva in due il cielo, ultimo segno del loro passaggio.
16 Novembre.
Oggi è arrivato Giorgio, il mio sostituto. Giorgio è un eroe, ha già partecipato a due Winterover e sarà questa per lui la terza esperienza di un anno qui a Concordia. Ci siamo salutati con grande affetto, difatti per noi l’Antartide è cominciato nello stesso anno, al corso che abbiamo fatto a Brasimone per poter partecipare alle missioni, motivo per cui ci lega un sano cameratismo.
L’avvicendamento è durato un giorno nel quale si è acclimatato e ha fatto assieme a me il giro dei magazzini per visionare le scorte ed abbiamo poi parlato di tutti i cambiamenti in cucina e nella zona bar.
A differenza degli altri anni però questa volta Giorgio arriva da fidanzato innamorato, per cui se le motivazioni per affrontare l’ennesima campagna sono le stesse, cambiano quelle con cui guarda agli affetti che lascia: quest’anno sarà un po’ più dura.
In questo frangente non posso che pensare a Simona.
Venire in Antartide è sempre stato un mio sogno chiuso a chiave in un cassetto ed è solo grazie a lei che io ho potuto realizzare questo desiderio.
Era una mattina di parecchio tempo fa quando Michele mi disse che aveva visto un bando per il reperimento di un cuoco per la base italiana e da allora Simona mi è sempre stata vicina, sempre, anche sacrificandosi, per fare in modo che io potessi aprire la serratura di quel cassetto ed essere qua in questo momento a scrivere queste righe. Grazie!
17 Novembre.
Sono qua, fa caldo, in senso metaforico in quanto siamo a meno trentacinque, ma anche in senso assoluto: queste sono temperature che qui si raggiungono solo a Gennaio che in media è il mese più “temperato”. L’aereo è già sulla pista, la sua fusoliera rossa e bianca scintilla, il contrasto con il bianco assoluto dei ghiacci e l’azzurro immenso del cielo è evidente. Salgo.
Le operazioni di rifornimento e carico sono già terminate così come gli ultimi saluti, si ritira la scaletta, il portellone si chiude, ma il significato di quel rumore sordo è ben più ampio: si volta pagina, la vita mi dedica un altro capitolo … è iniziato il rientro …
Lascio alle spalle un anno intero caratterizzato da un’incredibile esperienza, costruita su momenti irripetibili che mi hanno permesso di stringere amicizie uniche e vere: un solco indelebile è stato tracciato nella mia esistenza.
A voi amici un caro saluto, nella speranza che, nel mondo cui sto facendo ritorno, rimanga la possibilità, lo spazio, per poter dare a tutto questo un seguito, non dimenticando mai il significato della vita, rappresentato dalla splendida unicità di ogni suo momento vissuto con consapevolezza.
Andrea







