Carote sul fondale…..
febbraio 1st, 2010 Posted in JOIDEStradotto da James Bendle – domenica, 01/24/2010 – 00:40
La foto mostra Stephanie Carr (microbiologa e esperta di geochimica organica) e me sorridenti, con le carote che vengono su dal nostro secondo sito di perforazione.
Non eravamo così contenti nel primo sito di perforazione, anche se in effetti lì abbiamo recuperato informazioni interessanti.
Allora, torniamo indietro allo scorso giovedì: il capitano fece un annuncio che la prima carota stava arrivando nei laboratori, e tutti i ricercatori vennero a vedere com’era (vedi foto di Rob Dunbar quì sotto).
Tutti si aspettavano di trovare fango soffice e ricco di gusci di microrganismi. Invece abbiamo recuperato sabbia consolidata, ciottoli e abbiamo rotto il carotiere (niente di grave, ne abbiamo di ricambio; succede spesso, non avendo la certezza di cosa in effetti si può trovare là sotto!). Così ce ne siamo andati a riprovare la fortuna in un altro sito, più promettente.
I sedimenti più utili per studiare il clima del passato su scale temporali di lunga durata (migliaia di milioni di anni) sono quelli che si sono deposti costantemente nel tempo, senza interruzioni. Questi sedimenti registrano nei gusci dei microfossili in essi contenuti, le caratteristiche dell’ambiente (caldo, freddo, acquatico, salato, acquatico dolce, terrestre, etc) in cui si sono formati.
I fossili in questa parte del mondo (l’oceano meridionale vicino all’Antartide), sono prevalentemente gusci di piccole alghe platoniche che vivono in sospensione nei primi metri degli oceani, dove c’è luce. Quando queste alghe muoiono, i loro gusci precipitano nell’oceano in profondità e si stratificano nel fango, formando così tappeti di sedimento molle, che via via si compatta nel tempo.
Usando vari metodi quindi i ricercatori possono leggere la storia del clima del passato, registrata dai fossili e dalla composizione chimica dei loro gusci. Ogni strato di sedimento che riposa oggi nelle profondità oceaniche è come una pagina di un libro, scritto in milioni di anni. I fossili e le variazioni chimiche che noi possiamo leggere sono come lettere e parole scritte nelle pagine di questo libro.
La figura mostra che la superficie terrestre è tutt’altro che tranquilla e semplice.
I sedimenti e le rocce sono continuamente disturbate, erose, rideposte, deformate, ri-erose, scosse da terremoti, trasportate da fiumi, spazzate da tempeste, etc.
Vicino al bordo dei continenti la terra si inabissa nelle profondità oceaniche attraverso la cosiddetta piattaforma continentale, leggermente inclinata verso mare e la scarpata continentale, più ripida.
La piattaforma continentale è un’area dove grandi quantità di sedimento viene portata dai fiumi o dai ghiacciai. Spesso però questi sedimenti non rimangono dove vengono deposti, ma essi sono ridistribuiti dalle onde e dalle correnti. Ogni tanto questi sedimenti vengono rimaneggiati violentemente dalle tempeste create dai terremoti (tsunami), altri, che si accumulano sul bordo della piattaforma in modo instabile, franano giù lungo la scarpata nell’oceano profondo.
Quando questo accade è come se qualcuno strappasse alcune pagine del nostro libro sul passato del clima, o pasticciasse in modo da cancellare delle righe e quindi cambiasse un po’ il senso della storia, che noi poi possiamo leggere e capire dagli strati di fango che campioniamo e studiamo.
Il nostro primo sito di perforazione è nella piana abissale, la più profonda e tranquilla parte dell’oceano. Noi ci aspettavamo di trovare qui fango fine ed indisturbato, ma invece abbiamo urtato il naso del nostro carotiere contro ciottoli e sabbia grossolana e compatta, per centinaia di metri. Evidentemente questo spesso carico di materiale grossolano è arrivato qui in passato, trasportato da debris flow o frane simili a quelli mostrati in figura. Non ci aspettavamo che frane di questo tipo potessero arrivare così in profondità e lontano dal continente, nelle zone più tranquille dell’oceano, dove le pagine del nostro libro dovrebbero rimanere integre ed indisturbate!
Dopo vari tentativi, sperando di trovare qualche informazione sotto il sedimento grossolano, abbiamo infine deciso di cambiare sito e di spostarci ancora più in là, a circa 4000 m di profondità. Finalmente questo nuovo sito ci ha riservato molte belle sorprese.
Abbiamo perforato centinaia di metri di sedimenti indisturbati che si sono deposti negli ultimi 20 milioni di anni (nel periodo detto Miocene, quando i nostri ancestrali biologici si stavano evolvendo in quelli che assomigliavano a scimpanzé).
I nostri sedimenti miocenici contengono milioni di bellissimi gusci di diatomee e dropstone, rilasciati dagli iceberg milioni di anni fa.
Molte più foto possono essere scaricate da questo sito http://iodp.tamu.edu/scienceops/gallery/exp318/week3/


