Blog Museo Nazionale Antartide

Immersioni nelle gelide acque antartiche – XXV spedizione italiana

di Stefano Schiaparelli – Museo Nazionale dell’Antartide

La mia attività di ricerca si basa soprattutto sul campionamento in immersione. Durante la XXV Spedizione Italiana in Antartide, nell’ambito del progetto di Ecologia Marina denominato “L’ecosistema costiero di Baia Terra Nova”, sono state studiate alcune specie di invertebrati, soprattutto poriferi, ritenute importanti sia per le particolari strategie alimentari adottate sia per la densità per metro quadro raggiunta nell’area costiera circostante la Base ‘Mario Zucchelli Station’.

Nell’arco di circa 1 mese e mezzo sono state realizzate ben 23 immersioni a scopo scientifico. Considerando una durata media di mezz’ora ognuna circa o, più precisamente, rigurdando il log book subacqueo, vedo che nel complesso ho trascorso sott’acqua 709 minuti….a marcare, raccogliere e fotografare una fauna unica al mondo. Queste quasi 12 ore di immersione potrebbero forse sembrare poche, ma se si pensa che l’acqua è alla temperatura di -1,8 °C, e dopo mezzora le mani iniziano a fare male dal freddo e si ha difficoltà a fare operazioni semplici (quali ad esempio chiudere una fibbia od azionare i comandi sulla custodia della macchina fotografica subacquea), si può forse riuscire ad immaginare quanto preziose siano state per me queste osservazioni in ‘diretta subacquea’.

Fisiologia del corpo a parte, effettuare immersioni in Antartide, in particolare se si tratta di immersioni al di sotto del ghiaccio marino, comporta anche un notevole sforzo organizzativo e logistico date le difficoltà facilmente immaginabili riguardanti il muoversi in un ambiente dal clima così rigido ed altre, meno immediate da focalizzare, che riguardano aspetti più tecnici legati alla sicurezza ed al comfort del personale che si immerge.


Nonostante queste difficoltà, il prelievo di organismi in immersione rimane uno strumento elettivo di studio, data la possibilità di ottenere esemplari in perfetto stato che possono essere trasportati in acquario per osservazioni a lungo termine, il tutto con uno stress minimo per gli organismi. Qualunque altro metodo di campionamento indiretto, quale ad esempio la classsica draga, non permetterebbe sia di selezionare a priori le specie target dell’indagine, sia di prelevarle senza alterarne la morfologia e la struttura. La draga, inoltre, ha un notevole impatto distruttivo sugli organismi che vivono sul fondo del mare (bentonici) ed il suo uso è da limitarsi a casi, quali il campionamento a grandi profondità, in cui non vi siano altre alternative percorribili.

Seguite tra gli articoli del blog altri racconti legati alla mia attività subacquea.