In netto contrasto con líambiente di deserto freddo, tipico della maggior parte delle aree deglaciate, in Antartide, líambiente marino costiero è caratterizzato da una notevole stabilità delle condizioni ambientali e dalla presenza di molti organismi. Nel corso di milioni di anni infatti, molte specie di alghe e di animali si sono adattate alle condizioni di temperatura dell'acqua (-1.87°C) ed all'alternanza tra il periodo invernale (caratterizzato dalla presenza del ghiaccio marino, scarsa disponibilità di luce e di cibo) e quello estivo.

Nelle aree deglaciate costiere o nelle piattaforme di ghiaccio marino vivono permanentemente o vi migrano in estate foche e uccelli marini. Questi vertebrati dipendono dal mare per il loro sostentamento e sono perfettamente adattati al nuoto ed alle immersioni prolungate.
 
 

colonia di pinguini Adelia pinguini di Adelia nuotano
Una colonia di pinguini di Adelia
Due pinguini di Adelia in mare

 

I pinguini possono compiere lunghi percorsi in mare a caccia di crostacei, cefalopodi e pesci.
 
 
pinguini Imperatore
pinguini Imperatore durante l'inverno
Pinguini imperatore
Durante l'inverno australe i pinguini imperatore si raggruppano 
per mantenere il calore

 

Le foche si nutrono soprattutto di crostacei e pesci; la sola foca leopardo è un vorace predatore che, come líorca, si nutre anche di altre foche e di pinguini.
 
 
foca Wedell con piccolo elefante marino
Una foca Weddell con il suo piccolo
Maschi di elefante marino in combattimento

 
 

Nelle fessure e nella parte inferiore del ghiaccio marino si sviluppano comunità di batteri, alghe e protozoi che alimentano crostacei.
 
Alghe rosse al microscopio
Un tratto di ghiaccio marino dove è visible la colorazione determinata dalla presenza di alghe

Alghe rosse viste al microscopio

Crostacei sulla faccia inferiore 
del ghiaccio marino


 
 

Durante líestate, con la progressiva scomparsa del ghiaccio marino si verifica un notevole sviluppo del fitoplancton (soprattutto alghe), seguito da quello degli erbivori (zooplancton). Le alghe e lo zooplancton costituiscono il principale alimento di molte specie di pesci, spugne, anellidi, echinodermi, molluschi e crostacei, e di diverse specie di uccelli e mammiferi marini.

Nella fascia marina costiera, i fondali sono ricchi di macroalghe rosse o brune, spugne, gorgonie, policheti, echinodermi, molluschi e pesci.
 
 
 
 

Icefish Adamussium colbecki stella marina
Un icefish sul fondo marino
Lamellibranche Adamussium colbecki
Una stella marina

 

La maggior parte dei pesci adattatisi alle condizioni ambientali dell'Oceano Meridionale, appartengono al sottordine dei Nototenioidei. Essi comprendono anche le specie della famiglia dei Cannictidi (o icefish), pesci con sangue incolore, perché privo di emoglobina e di globuli rossi.
 
 

Tecniche di sopravvivenza

A differenza delle acque degli altri oceani, quelle dell'Antartide sono costantemente caratterizzate da bassa temperatura e da valori piuttosto elevati di densità e di ossigeno disciolto. In queste condizioni ambientali, i principali adattamenti evolutivi degli organismi sono costituiti da un rallentamento del metabolismo, dei processi riproduttivi e dei movimenti; dallíassenza di larve planctoniche e dalla capacità di sintetizzare delle sostanze antigelo (spesso dei glicopeptidi che formano ponti idrogeno con le molecole d'acqua dei microcristalli di ghiaccio, impedendone la crescita). Grazie alla maggiore solubilità dell'ossigeno nelle acque fredde, gli icefish hanno rinunciato alla presenza di emoglobina e globuli rossi (la viscosità dei liquidi organici richiederebbe un notevole dispendio di energia per líattività cardiaca). In questi pesci l'ossigeno viene prelevato dall'acqua sia mediante le branchie che attraverso una sviluppatissima rete di capillari situati nella cute, priva di scaglie. Quindi il gas viene trasportato ad organi e tessuti in soluzione nel sangue (il cui volume relativo è molto maggiore di quello dei Nototenioidei a sangue rosso ed ovviamente, anche il cuore è molto più grosso).


Contatta un esperto per ulteriori informazioni: Riccardo Cattaneo-Vietti, Università di Genova